È il 5 giugno del 1981, tutto tranquillo nel CDC di Atlanta,
i medici e gli infermieri girano di stanza in stanza, di reparto in reparto,
nulla da segnalare, almeno per ora. A metà mattinata arriva un uomo, un
omosessuale con la polmonite, viene ricoverato d’urgenza nel reparto di
infettivologia nell’ospedale di Los Angeles, le sue condizioni sono molto
gravi, perciò i medici decidono subito di iniziare la terapia, al paziente
vengono somministrate flebo di amoxicillina, ma le sue condizioni non migliorano,
nel frattempo arrivano altri quattro uomini, anch’essi malati di polmonite,
ricoverati d’urgenza e trattati con un mix antibiotico.
Si tenta di estirpare l’infezione con le cure più aggressive possibili, ma niente, il primo paziente muore dopo poche ore, non è polmonite, o meglio, non può essere solo polmonite, il sistema immunitario dei pazienti sembra inerme davanti ad un’infezione che non migliora neanche grazie alle cure antibiotiche, in pochi giorni decedono anche gli altri quattro pazienti. Il CDC di Atlanta invia una segnalazione a tutti gli ospedali vicini spiegando la strana diffusione di linfoadenopatia, ovvero il disturbo che provoca l’ingrossamento dei linfonodi.
In tempo breve la stampa dà un nome e un cognome alla malattia: GRID, ovvero Gay-related Immuno Deficency, dal momento che la malattia colpisce per lo più pazienti omosessuali secondo metodi di contagio ancora oscuri ai più. In breve tempo il CDC si rende conto che la malattia non attecchisce solo presso le comunità omosessuali, ma anche tra gli emofiliaci, i consumatori di eroina e gli haitani, fulcro dell’epidemia, fu così coniato il nome 4H ispirato alla lettera iniziale delle varie comunità: Hitians, Homosexuals, Hemophiliacs e heterosexual intravenous drug users. I medici e i biologi non impiegarono più di un anno a capire che la malattia in questione non attaccava solo “le quattro H”, e che tutti erano potenzialmente esposti al contagio, così dal settembre del 1982 la malattia ebbe un nome definitivo: AIDS, acronimo di Aquired Immuno Deficency Syndome. In poco tempo si scoprì che l’AIDS era provocata da un virus, presto detto HIV, ovvero Human Immunodeficency Virus, ed ecco che in tempo breve si espande dando il via ad un epidemia e falcidiando centinaia e centinaia di persone, in primis l’Africa nera e l’Africa sub Sahariana contano centinaia di contagi e altrettante morti, nei paesi più ricchi e sviluppati la situazione non cambia, l’HIV resiste benissimo a tutti i farmaci in commercio, il virus, come una falce, in breve tempo colpisce moltissimi individui, ricchi e poveri, sani e malati, senza risparmiare nessuno.
Quando la malattia si espande colpendo anche l’America i ricercatori si rendono conto di essere davanti ad una nuova patologia. A questo punto dobbiamo fermarci un attimo e fare alcune riflessioni, pensiamo innanzitutto all’incredulità del mondo intero trovandosi davanti ad un nuovo male, incurabile nel 100% dei casi, il cui avvento era registrato solo quattro anni dopo una delle più grandi vittorie della medicina: il vaccino anti-polio, come era possibile che subito dopo la scomparsa di un’epidemia che aveva terrorizzato il mondo per anni ne comparisse un’altra ancora più grave e terrificante? Scientificamente ciò è normale e spiegabile, ma psicologicamente è un duro colpo non solo per i pazienti malati, ma per tutto il mondo che venne gettato nella paura del contagio. Una nuova peste si stava facendo strada.
Nel 1987 viene messa in commercio la cosiddetta AZT, abbreviazione di Azidotimina, questa molecola ha la possibilità di rallentare la riproduzione del virus all’interno del corpo. In questo periodo i risultati delle terapie a base di AZT non sono molto soddisfacenti a causa dei pesanti effetti collaterali del farmaco e della disomogeneità con cui esso viene erogato, quest’ultima è la causa che sta alla base dello sviluppo di un vero e proprio mercato nero per la vendita del farmaco.
Dal 1991 nuovi farmaci vengono messi a punto, il primo è il ddI, che riduce drasticamente gli effetti collaterali a cui i pazienti erano soggetti grazie all’assunzione di AZT, poco dopo nasce il ddC che, somministrato insieme al ddI, prolunga il tempo di vita dei pazienti sieropositivi.
Nel 1995 vengono approvati altri due importanti farmaci: il 3TC e il Saquinavir, è l’inizio della scoperta dei moderni antiretrovirali.
Finalmente nel 1996 vediamo l’avvento della cosiddetta HAART, ovvero Highly Active Anti Retroviral Therapy, la terapia altamente antiretrovirale è in grado di bloccare la riproduzione del virus e, di conseguenza, di dare fino a vent’anni di vita ai pazienti sieropositivi.
Si tenta di estirpare l’infezione con le cure più aggressive possibili, ma niente, il primo paziente muore dopo poche ore, non è polmonite, o meglio, non può essere solo polmonite, il sistema immunitario dei pazienti sembra inerme davanti ad un’infezione che non migliora neanche grazie alle cure antibiotiche, in pochi giorni decedono anche gli altri quattro pazienti. Il CDC di Atlanta invia una segnalazione a tutti gli ospedali vicini spiegando la strana diffusione di linfoadenopatia, ovvero il disturbo che provoca l’ingrossamento dei linfonodi.
In tempo breve la stampa dà un nome e un cognome alla malattia: GRID, ovvero Gay-related Immuno Deficency, dal momento che la malattia colpisce per lo più pazienti omosessuali secondo metodi di contagio ancora oscuri ai più. In breve tempo il CDC si rende conto che la malattia non attecchisce solo presso le comunità omosessuali, ma anche tra gli emofiliaci, i consumatori di eroina e gli haitani, fulcro dell’epidemia, fu così coniato il nome 4H ispirato alla lettera iniziale delle varie comunità: Hitians, Homosexuals, Hemophiliacs e heterosexual intravenous drug users. I medici e i biologi non impiegarono più di un anno a capire che la malattia in questione non attaccava solo “le quattro H”, e che tutti erano potenzialmente esposti al contagio, così dal settembre del 1982 la malattia ebbe un nome definitivo: AIDS, acronimo di Aquired Immuno Deficency Syndome. In poco tempo si scoprì che l’AIDS era provocata da un virus, presto detto HIV, ovvero Human Immunodeficency Virus, ed ecco che in tempo breve si espande dando il via ad un epidemia e falcidiando centinaia e centinaia di persone, in primis l’Africa nera e l’Africa sub Sahariana contano centinaia di contagi e altrettante morti, nei paesi più ricchi e sviluppati la situazione non cambia, l’HIV resiste benissimo a tutti i farmaci in commercio, il virus, come una falce, in breve tempo colpisce moltissimi individui, ricchi e poveri, sani e malati, senza risparmiare nessuno.
Quando la malattia si espande colpendo anche l’America i ricercatori si rendono conto di essere davanti ad una nuova patologia. A questo punto dobbiamo fermarci un attimo e fare alcune riflessioni, pensiamo innanzitutto all’incredulità del mondo intero trovandosi davanti ad un nuovo male, incurabile nel 100% dei casi, il cui avvento era registrato solo quattro anni dopo una delle più grandi vittorie della medicina: il vaccino anti-polio, come era possibile che subito dopo la scomparsa di un’epidemia che aveva terrorizzato il mondo per anni ne comparisse un’altra ancora più grave e terrificante? Scientificamente ciò è normale e spiegabile, ma psicologicamente è un duro colpo non solo per i pazienti malati, ma per tutto il mondo che venne gettato nella paura del contagio. Una nuova peste si stava facendo strada.
Nel 1987 viene messa in commercio la cosiddetta AZT, abbreviazione di Azidotimina, questa molecola ha la possibilità di rallentare la riproduzione del virus all’interno del corpo. In questo periodo i risultati delle terapie a base di AZT non sono molto soddisfacenti a causa dei pesanti effetti collaterali del farmaco e della disomogeneità con cui esso viene erogato, quest’ultima è la causa che sta alla base dello sviluppo di un vero e proprio mercato nero per la vendita del farmaco.
Dal 1991 nuovi farmaci vengono messi a punto, il primo è il ddI, che riduce drasticamente gli effetti collaterali a cui i pazienti erano soggetti grazie all’assunzione di AZT, poco dopo nasce il ddC che, somministrato insieme al ddI, prolunga il tempo di vita dei pazienti sieropositivi.
Nel 1995 vengono approvati altri due importanti farmaci: il 3TC e il Saquinavir, è l’inizio della scoperta dei moderni antiretrovirali.
Finalmente nel 1996 vediamo l’avvento della cosiddetta HAART, ovvero Highly Active Anti Retroviral Therapy, la terapia altamente antiretrovirale è in grado di bloccare la riproduzione del virus e, di conseguenza, di dare fino a vent’anni di vita ai pazienti sieropositivi.
Quella di avere una cura un giorno è una promessa alla quale possiamo credere o non credere.
Francesco Zorutti
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